martedì 20 settembre 2016

GIONA: LA POESIA DEL MONDO LIQUIDO


L'onda

Ma l'onda non muore mai,
resta del mare, non si spegne
sulla riva e come un brivido
ritorna a sé, s'inabissa

così la duna, gemma di segreti
e silenziose movenze:

dello spirito divino la poesia
è riduzione

e così di questa
la preghiera



Contemplazione del movimento.
Acqua in movimento, acqua che scorre, acqua che culla.
Stormi di uccelli come onde, armonie sinussoidali che toccano il cielo.
Pendii accarezzati dal vento.
E il mare, che meraviglia, accoglie e restituisce.

Lo sguardo di Nicola Dal Falco accarezza la natura, la osserva con il cuore di chi vuole trovare in lei rifugio.
Le sue poesie sono quadri, acquarelli dalle tinte tenui, sfumate. Sono vibrazioni intense.
"Giona. Nella pancia del Pesce Cane" si compone di venti liriche (più una che è stata eletta a esergo), in cui sono gli elementi naturali i protagonisti. L'io del poeta è scelto a soggetto solo in due occasioni, altrimenti resta fuori dal quadro che ha creato e dalla natura che ha dato vita al quadro stesso.
Echi classici, di luoghi e di filosofie antiche, tracciano una mappa di ricordi ed emozioni.
Poesia di viaggio: poesia che nasce dal viaggio e porta al viaggio.

Nicola Dal Falco con "Giona. Nella pancia del Pesce Cane" (La vita felice) ha vinto il premio Montale Fuori di casa 2016.
Preziosa la prefazione di Grazia Shogen Marchianò.

mercoledì 7 settembre 2016

ORSO CHI LEGGE

Una raccolta di favole, per grandi, piccini, grandi e piccini insieme, che l'autore Nicola Cinquetti presenta con un video appassionato, accompagnato dalle musiche di Federico Fuggini.
Video relativi a orso cinquetti youtube

https://www.youtube.com/watch?v=llp65iKIGDU

"Ultimo venne il verme" è il titolo del volumetto, pubblicato da Bompiani

lunedì 25 luglio 2016

SCHOENBERG: parole e note

Musica fuori dagli schemi

Venerdì 22 luglio, l'appuntamento, nel chiostro del Conservatorio Dell'Abaco di Verona, è stato con Arnold Schoenberg, una delle figure musicali più originali del XX secolo, l'inventore della dodecafonia.
Dopo lo spettacolo Diario di un mammifero: Satie, dedicato al genio musicale Erik Satie, Bam! Bam! Teatro (vincitore del premio internazionale Otello Sarzi 2016) mette in scena un nuovo lavoro drammaturgico dedicato ad un innovatore in campo musicale: Arnold Schoenberg.
Schoenberg. Un violino per Arnold è uno spettacolo di musica e teatro, nato dalla collaborazione fra il Conservatorio e la compagnia Bam! Bam! Teatro.
Coinvolgendo studenti meritevoli del Conservatorio, il testo scritto da Andrea de Manincor e interpretato da Lorenzo Bassotto ha per protagonista il violino di Schoenberg (nello spettacolo Diario di un mammifero era il fantasma di Satie stesso a raccontare il grande compositore e pianista francese, con le sue stravaganze). Un dialogo fra voce umana e voce dello strumento, una narrazione che coinvolge tutto l'arco della vita di Arnold Schoenberg: le vicende personali, l'acquisto del primo violino, il trasferimento a Berlino, la carriera artistica minacciata dal nazismo, le grandi invenzioni nel linguaggio musicale, l'impegno nella formazione di giovani musicisti.
L'incontro, il mese scorso, con Nuria Schoenberg, figlia del compositore, ha permesso a de Manincor e Bassotto di conoscere meglio l'uomo straordinario che è stato Arnold Schoenberg, che amava talmente tanto quello che faceva da essergli necessario trasmetterlo.
“La cultura”, dice de Manincor presentando lo spettacolo, “è un tesoro, un valore da trasmettere per un mondo migliore”.
L'attore (Lorenzo Bassotto) sale sul palco e diventa strumento: “all'inizio ero un violino qualunque”. Musicista e violino si alternano, la voce cambia, costruisce parole e suoni, armonia e disarmonia si compongono. Con la voce si fondono le musiche di Schoenberg, eseguite dal  vivo da Irene Benciolini al violino e Gianmarco Scalici alla viola.
Le luci si abbassano: “Nessuno di noi sarà mai un violino qualunque”.
Schoenberg. Un violino per Arnold è uno degli appuntamenti della ricca ed interessante rassegna 2016 dei Concerti del Chiostro.
Roberta Camerlengo

mercoledì 20 luglio 2016

ROMEO E GIULIETTA

Romeo e Giulietta: la dodicesima notte

Il Romeo e Giulietta, che William Shakespeare scrisse probabilmente nel 1594, ritorna per la dodicesima volta sul palcoscenico del Teatro romano.
La prima rappresentazione del dramma, con la regia di Renato Simoni e Giorgio Strehler, segnò la nascita dell'Estate teatrale veronese proprio nel 1948. Da allora si sono succeduti diversi allestimenti firmati da registi altrettanto celebri (Luigi Squarzina, Franco Enriquez, Franco Zeffirelli, Enrico D'Amato, Orazio Costa Giovangigli, Michael Attenborough...), che hanno intrecciato ancora più saldamente il destino di Verona all'opera di Shakespeare.
Misurarsi oggi con uno dei drammi shakespeariani più noti e più “manipolati” è impresa già di per sé coraggiosa. Il regista Andrea Baracco, con Khora.teatro, riesce a proporre una rilettura contemporanea che, pur con qualche esuberanza, risulta di qualità.
Nel cast eccellente l'interpretazione di Lucia Lavia nella parte di una Giulietta appassionata e saggia adolescente, di Antonio Folletto vivace Romeo che trasforma tutto il teatro in spazio scenico, correndo e recitando in gradinata e in platea, e di Alessandro Preziosi, ambiguo Mercuzio che evidenzia le sfumature licenziose del personaggio.
Le scene di Marta Crisolini Malatesta, giocano su due parallelepipedi contrapposti come contrapposte sono le due famiglie rivali di Montecchi e Capuleti, le pareti trasparenti a loro volta sembrano permettere una compenetrazione, quella risoluzione del conflitto che almeno all'inizio del dramma sembra possibile.
I costumi di Irene Monti, sobri ed eleganti, con la loro compostezza bilanciano le intemperanze artistiche dell'allestimento.
Con la prima nazionale di Romeo e Giulietta di Andrea Baracco, in scena fino al 23 luglio,  si conclude il calendario di prosa dell'Estate teatrale al Teatro romano: seguiranno i due spettacoli di danza, Opus cactus dei Momix e il Romeo e Giulietta della coreografa francese Joelle Bouvier.
Inoltre dall'8 al 15 agosto, il cartellone si arricchirà della rassegna Lost in Shakespeare: nove capolavori del cinema ispirati alle opere di William Shakespeare da gustare sempre al Romano.
Roberta Camerlengo
ph Nicoletta Ferrari-Dismappa

venerdì 15 luglio 2016

SHAKESPEARE: Come vi piace

Come vi piace, una commedia pastorale

Il secondo lavoro shakespeariano ad andare in scena nella 68° Estate teatrale veronese è Come vi piace, una commedia scritta probabilmente nel 1599, che acquista popolarità nel '700 e soprattutto nell'800, con stravaganti allestimenti all'aperto.
Le prime rappresentazioni sul palcoscenico del Teatro romano di Come vi piace furono nel  1966 e nel 1967 con la regia di Franco Enriquez, le scene e i costumi di Emanuele Luzzati e Glauco Mauro nella parte di Touchstone.
“Tutto il mondo è una scena,
e gli uomini e le donne sono soltanto attori:
Hanno le loro uscite e le loro entrate,
e nella vita ognuno recita molte parti”
così dice uno dei personaggi (Jaques nella scena VII del II atto).
Il 12 luglio debutta per la quarta volta con la compagnia del Teatro stabile di Torino e la regia di Leo Muscato.
Quella del regista Leo Muscato, che la scorsa stagione aveva portato al Teatro romano Rosencrantz e Guildenstern sono morti di Tom Stoppard, è una versione moderna di Come vi piace, in cui a prevalere è l'aspetto bucolico della storia.
Amori promessi e dichiarati, equivoci, scambi di ruolo, travestimenti e giochi di potere sono gli elementi tipici della commedia. In Shakespeare si aggiunge l'ambiente naturale, quello della foresta magica che inghiotte i personaggi per poi dar loro nuova vita: un ambiente che in qualche modo salva, aggiusta i guai e regala il lieto fine.
Muscato adatta il testo, proponendo una lettura a tratti eccessiva, forzata verso aspetti contemporanei: giacche di lamé, allusioni a canzoni di Jovanotti, il Duca esiliato in veste di figlio dei fiori, Audrey la pastorella di capre che sembra la Gina Lollobrigida di Pane amore e fantasia...Tuttavia la rappresentazione mantiene una sua dignità, che ruba le risate e gli applausi del pubblico.
Molto riusciti la scenografia di Federica Parolini, che con il sapiente gioco di luci di Alessandro Verazzi rende la magia del bosco di Arden, e l'accompagnamento musicale di Dario Buccino eseguito dal vivo direttamente dal proscenio.
Lodevole Eugenio Allegri nel ruolo di Touchstone, il buffone.
Roberta Camerlengo
L'appuntamento successivo è con Romeo e Giulietta, dal 19 luglio in prima nazionale, che vede Andrea Baracco alla regia e Alessandro Preziosi nel ruolo di Mercuzio.

giovedì 7 luglio 2016

GIULIO CESARE: il valore del classico

Giulio Cesare torna al Teatro Romano


Con Giulio Cesare, dramma storico che William Shakespeare scrive nel 1599, si è inaugurato mercoledì 6 luglio il 68° Festival Shakespeariano al teatro romano.
Ad aprire la serata un ospite speciale: Toni Servillo, che riceve da Gianpaolo Savorelli, direttore artistico dell'Estate Teatrale Veronese, il 59° premio Renato Simoni per la fedeltà al teatro di prosa.
Toni Servillo, dichiarandosi attore di teatro saltuariamente prestato al cinema, ringrazia per il grande riconoscimento (ottenuto prima di lui da personaggi quali Eduardo De Filippo, Gianfranco de Bosio, Luca Ronconi, Giorgio Strehler, Dario Fo... per citarne alcuni) leggendo un breve testo di Louis Jouvet, uno delle più grandi figure del teatro e del cinema francese del secolo scorso, in omaggio al teatro, quel “gioco, che gioco non è, del recitare”.
Sul palco un enorme container bianco, sul quale scorrono le icone del potere dell'ultimo secolo di storia, svela la lettura in chiave moderna che il regista catalano Alex Rigola (direttore della Biennale Teatro di Venezia) fa del lavoro Shakeasperiano: un testo di sconcertante attualità (produzione del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale in collaborazione con l'Estate teatrale Veronese).
Un primo atto di 85 minuti racconta la congiura contro Cesare e la sua uccisione, concludendosi con il meraviglioso discorso di Antonio in suo onore: il pubblico del teatro è il pubblico di Roma, quello del 44 a.C., triste, spaventato, commosso e infine in preda alla rabbia e al desiderio di vendetta.
Il secondo tempo, breve, si concentra sulla fuga dei congiurati: sembra sfumato il pathos e l'incanto della prima parte e il risultato è meno convincente.
Testo di grande intensità, che torna nel Festival Shakespeariano del Teatro romano per la sesta volta. Messa in scena originale e di forte impatto. Uno spettacolo da vedere (repliche fino a sabato 9 luglio).
Gli altri spettacoli di prosa in cartellone al Teatro romano sono la commediaCome vi piace (debutto in prima nazionale il 12 luglio) e la tragedia Romeo e Giulietta (debutto nazionale il 19 luglio).
Roberta Camerlengo

NON DIRMI CHE HAI PAURA

"Non dirmi che hai paura" di Giuseppe Catozzella ha vinto il premio Strega Giovani nel 2014, per questo ho voluto leggerlo e recensirlo. 
Samia, una bambina somala con la corsa nel sangue, sogna di partecipare alle Olimpiadi e di vincerle.
Vuole lasciarsi alle spalle le cose brutte della sua infanzia: la guerra, la violenza, la rabbia e la paura, conservando solo quelle belle: l'amicizia con Alì, l'affetto dei genitori e dei fratelli, i sogni, le speranze e la determinazione.
Il suo è un percorso di duri sacrifici verso la libertà e il riscatto di se stessa. Ma ciò che colpisce il lettore con più forza è il Viaggio intrapreso da Samia: per quanto certi fatti siano riportati abitualmente da giornali e TV, davanti alla crudeltà non si può e non si riesce a restare indifferenti.
E' però proprio in quei momenti oscuri che Samia si aggrappa ai suoi sogni e alle sue speranze con i denti e le unghie perché l'importante è "Non dire mai che hai paura, perché se no le cose che desideri non si avverano". Il fulcro di tutto è proprio questo.
Saamiya Yusuf Omar
"Non dirmi che hai paura" parla di sogni e speranze che germogliano in profondità nel cuore, mettendo radici tanto tenaci che il germoglio diventa una quercia forte e altissima, in grado di sfiorare le stelle con i rami.
Merita davvero il riconoscimento datogli per la capacità di suscitare consapevolezza delle gravi situazioni in cui si ritrova Samia, ammirazione per la sua ferrea volontà e desiderio di imitarla.

Elisabetta Sorio

martedì 5 luglio 2016

SI GUARDA A ORIENTE

... e le suggestioni cominciano a diventare scelte.

La mia scelta di recensire questo libro è stata dettata dalla bellissima copertina e dal desiderio di leggere uno scritto di questa autrice molto famosa.

"Andromeda Heights" di Banana Yoshimoto si può paragonare a una piantina accarezzata da una leggera brezza su un davanzale illuminato dal tiepido sole del pomeriggio.
E' la storia di una giovane donna, Shizukuishi, costretta ad abbandonare la sua tranquilla vita in armonia con la natura vissuta in montagna, per trasferirsi in una caotica città del Giappone. Da giovanissima apprendista della nonna, abilissima preparatrice di infusi di tè in grado di curare qualsiasi male, a donna che deve trovare il suo posto del mondo e scoprire i valori dell'amore e dell'amicizia.
Il libro racconta il suo percorso alla riconquista dell'armonia perduta, non solo con la natura, ma anche con le persone e, sopratutto, con la sua stessa vita. 
Il romanzo è narrato con semplicità, delicatezza e un pizzico di poesia , senza mai risultare lento o noioso.
L'autrice introduce sapientemente i temi del rispetto e dell'umiltà da adottare sempre nei confronti dell'ambiente e dell'umanità e non lo fa assumendo toni accesi e propagandistici, ma con sentita premura.
E' un libro che donerà speranza e conforto a chi saprà accostarcisi in punta di piedi, a capo chino e con gentilezza. E' una storia che insegnerà qualcosa a chi sarà disposto ad imparare e rimarrà nel cuore delle persone che sapranno fargli un po' di posto. 

Elisabetta Sorio